Reti domestiche

Update: 29 marzo 2020, coronatime

Forse mai come in questo periodo possiamo renderci conto dell’importanza dell’ambiente domestico e del nostro rapporto con esso, e più in generale con lo spazio. Una relazione di senso che spesso diamo per scontata. Ripropongo una mia installazione del 2010 che mi è tornata in mente in questo periodo in cui concetti come “chiusura”, “libertà”, “territorio” possono raggiungere nuovi orizzonti di significato.


Vi presento una delle mie ultime installazioni: Reti domestiche.
Il progetto prevede l’Individuazione di un ambiente, in cui cerco appigli attraverso i quali tessere una sorta di ragnatela, utilizzando una rete di tessuto lineare. Ne emergono una serie di connessioni che mettono in comunicazione le diverse parti che compongono l’ambiente stesso, dando allo spazio, che di solito consideriamo vuoto, una identità diversa. Se provassimo infatti ad attraversare la stanza come nostra abitudine, saremmo immediatamente costretti ad uscire dalla nostra misurazione sensoriale ed accettarne un altra.

Qui sotto una galleria con alcuni esempi.

9 comments

  1. vera says:

    che belle, mi sembra un’idea molto barocca, intuire connessioni dove l’occhio solitamente non ne vede…come un percorso alternativo in spazi conosciuti. mi piace!

    • Si, il percorso alternativo lo fai dopo, provando ad addentrarti nell’ambiente che pensavi di conoscere… basta una sola cosa ad ostruire il passaggio che subito ti devi piegare, storcere, guardare in punti diversi… e poi la rete per fare i salami, davvero divertente…

  2. Francesco says:

    Davvero un’opera interessante. La rete, che a prima vista come tu dici va a sconvolgere l’idea di spazio razionale a nostra misura di una camera, in realtà ricrea un nuovo ordine tra le varie parti della stanza ed i vari oggetti in essa inseriti, avvolgendoli in un’interconnessione a volte non immediatamente facile da capire, ma che in realtà rivela poi un suo preciso costrutto geometrico come lo ha una ragnatela, o una rete web. Per cui trovo anche azzeccato il nome che hai dato alla tua realizzazione.

  3. Rosanna says:

    Anche a me piace l’idea dell’opera “a domicilio”, però sì, è meglio non realizzarla a casa di Ritera…

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