Categoria: Paolo Durandetto Art

Paolo Durandetto Art: painting, printmaking

L’isola nel Cielo

Ecco un nuovo lavoro che merita un approfondimento:
Si tratta infatti di una tecnica nuova che ho messo a punto e che mi ha dato un risultato soddisfacente.

Ho lavorato per circa due anni come allestitore di autoveicoli e insegne. Il materiale dominante erano le pellicole colorate tagliate a plotter, basate su disegni vettoriali, e pensai immediatamente ad un loro uso a fini artistici. In seguito trovai un mini plotter formato A4 e lo presi, pensando ad un futuro uso nelle tecniche da stampa.

Ho già realizzato alcuni lavori, partendo da disegni tradizionali scansionati, oppure da lavori realizzati direttamente in digitale sul mio Ipad. I segni pittorici li trasformo in vettori, lasciano un margine di indefinibilità che la trasformazione di un gesto pittorico in una forma semplice comporta. Fin’ora avevo lavorato su lastre di zinco utilizzando le pellicole come mascherine per poter isolare le zone dall’acido. Sperimentando si sa, crescono le idee, e così ho avuto l’intuizione di utilizzare la pellicola su una lastra di linoleum.

Ho però provato una via diversa, che usa la lastra come grafismo che va a ridursi man mano ma non come in una stampa a riduzione (che avviene per asportazioni successive), ma per copertura. Non si può quindi parlare, utilizzando il termine anglofono “linocut”, di asportazione, di taglio, perché i grafismi nascono sulla lastra in base alle zone che vengono coperte dalla pellicola. Si tratta di un “aumento”.

La lastra con il primo colore
La lastra con il primo colore

Se in una stampa a riduzione i bianchi sono ciò che asporto, qui sono ciò che copro. Di fatto è una tecnica incavografica.

I vettori in pellicola adesiva vanno ad occupare lo spazio man mano fino ad esaurire la superficie disponibile. Lo spessore minimo della pellicola permette di portare l’inchiostro con il rullo su tutta la superficie, quindi si inchiostra tutta la lastra uniformemente, ma poi lo si asporta dalla pellicola lucida con una tarlatana che lascia striature che possono essere modellate, e che non saranno mai le stesse copia dopo copia.

Il secondo colore, in cui si notano nuove pellicole
Il secondo colore, in cui si notano nuove pellicole

Qui potere vedere il risultato finito, il lavoro di partenza su ipad e un particolare.

La lastra è stata tirata in tre colori per un totale di sei copie. Perché sei? perché erano i fogli che potevo permettermi… 🙂 Si accettano volentieri acquisti qui:

https://www.etsy.com/it/listing/158651885/isola-nel-cielo-stampa-linoleografica-in?ref=shop_home_feat

Dipinto su Brushes 2
Dipinto su Brushes 2

 

Il lavoro finito
Il lavoro finito

 

Bosco

Presento qui il mio ultimo lavoro: “Bosco”, ispirato ad un bosco di larici che ho fotografato nel 2011.
Dal bosco emanava una luce di penombra che mi ha lasciato incantato, e da qui ho voluto rendere il lavoro con un atmosfera fabiesca e tinte pastello. Questo è il risultato, e più sotto una galleria racconta i vari passaggi.

Bosco. Linocut reduction print
“Bosco”, reduction print, 2012. cm. 42 x 28 su carta Pescia di 35 x 50 cm.

Si tratta della mia prima stampa a riduzione (reduction print), un particolare metodo di lavorazione da attuare sulla lastra di linoleum che utilizza una sola matrice per stampare tutti i colori, e caratterizzata dal fatto che la matrice si va via via riducendo non permettendo più di stampare i passaggi precedenti.
Le copie valide sono 7 più una d’archivio, stampate a torchio su carta Pescia da 190 gr.

Cattivi Maestri

Presso Corno di Rosazzo, in provinca di Udine, è in corso la mostra “CATTIVI MAESTRI, Artisti dell’Atelier di Gian Carlo Venuto dell’Accademia di Belle Arti di Venezia dell’Albertina di Torino di Brera di Milano”.

La mostra sarà aperta fino al I° Giugno 2012 all’Ipogeo Perusini presso l’azienda agricola Perusini.

invito-cattivi-maestri
Questi i lavori esposti:

Paolo-Durandetto-Dischiudersi-pd230
Dischiudersi; acrilico su carta intelata, cm. 96 x 115, 1997

 

Barjac, acrylics on canvas, cm. 102 x 86, 2007
Barjac, acrylics on canvas, cm. 102 x 86, 2007

Memorie Evase

Alcuni anni fa,  intorno al 1998 -2000, avvicinandomi ad alcune letture sullo Yoga, e sperimentando con le prime installazioni (poche, per ora!), feci questo lavoro, che era un condensato di una serie di progetti che avevano per titolo “Memorie Evase”.

Da questi lavori iniziai la sperimentazione sul corpo, come per esempio nella serie delle fotopitture. Nelle foto che vi presento, vecchie dia scansionate e un po’ rovinate, si nota una sagoma umana di terra, composta sul pavimento, su cui sono appoggiati alcuni piccoli altoparlanti collegati ad un walkman. Nel walkman era inserita una registrazione dell’Opera  Stimmung, di  Karlheinz Stockhausen (può essere tradotto con “umore”, “disposizione d’animo”, atmosfera in senso astratto). Gli altoparlanti erano collegati in serie più alcuni con la tecnica “a ponte” descritta da Brian Eno sul retro della copertina di “Ambient-3” sussurri che comunicano solo a chi si mette in ascolto. Un altro aspetto delle memorie evase furono i dipinti sulle trombette, di cui parlerò in un prossimo articolo.

Laboratorio naturopatico del Suono Laboratorio Naturopatico del Suono

 

 

I Decolonizzatori dell’Immaginario

Venerdì 30 settembre alle 17.30 circa parteciperò all’evento “I Decolonizzatori dell’Immaginario, Artisti della Decrescita”.

L’evento si terrà presso la Cascina Sperimentale a Vezzolano 34 (AT).

Conferenza di presentazione del manifesto – Mostra delle opere degli artisti aderenti al gruppo – Performance poetica di Ivan Fassio e Diego Razza – Live Painting Set by JINS© – Presentazione del catalogo (Prinp Editoria d’Arte).

Tondi per Inciso

Reti domestiche

Update: 29 marzo 2020, coronatime

Forse mai come in questo periodo possiamo renderci conto dell’importanza dell’ambiente domestico e del nostro rapporto con esso, e più in generale con lo spazio. Una relazione di senso che spesso diamo per scontata. Ripropongo una mia installazione del 2010 che mi è tornata in mente in questo periodo in cui concetti come “chiusura”, “libertà”, “territorio” possono raggiungere nuovi orizzonti di significato.


Vi presento una delle mie ultime installazioni: Reti domestiche.
Il progetto prevede l’Individuazione di un ambiente, in cui cerco appigli attraverso i quali tessere una sorta di ragnatela, utilizzando una rete di tessuto lineare. Ne emergono una serie di connessioni che mettono in comunicazione le diverse parti che compongono l’ambiente stesso, dando allo spazio, che di solito consideriamo vuoto, una identità diversa. Se provassimo infatti ad attraversare la stanza come nostra abitudine, saremmo immediatamente costretti ad uscire dalla nostra misurazione sensoriale ed accettarne un altra.

Qui sotto una galleria con alcuni esempi.

Progettare con il Vivente al PAV

Venerdì 26 e Sabato 27 febbraio 2010 ho partecipato al workshop “Progettare con il Vivente”, tenuto da Piero Gilardi al Parco d’Arte Vivente di Torino.

Il workshop è stato una base di partenza progettuale, partendo dai presupposti per lavorare con il vivente all’interno delle specifiche codifiche della Bio-Arte. Durante il workshop sono nate idee individuali e di gruppo, convogliate in diversi progetti, materializzati (per ora) sotto forma di uno storybord. Piero Gilardi ha portato esempi visivi con opere espressamente realizzate, mostrato il lavoro del Pav e degli artisti correlati, e condotto l’intero momento formativo con decisa competenza e passione, circondato da uno staff puntuale e gentilissimo. Si è posto l’accento sulla “fine dell’antropocentrismo”, e i progetti nati mi è parso seguissero questo costrutto. Anche la tecnologia, propagazione di esso, è stata meno presente rispetto ad altri workshop al PAV, almeno da quanto riportato da alcuni che hanno partecipato a più eventi. Silvano Gilardi, fratello di Piero, con il quale anni fa ho partecipato ad un corso sulla tecnica dell’Affresco presso il Macam di Maglione, avrebbe forse dissertato sulla vitalità della Calce e sul processo vivente insito nell’Affresco.

 

Fotopitture

In questo articolo vorrei parlare dei dipinti che ho definito con il nome generico di fotopitture, lavori iniziati intorno al 2001. Lo voglio fare per due motivi, il primo perché uno è stato venduto, giorni fa, grazie agli amici di Artifex, l’altro perché mi sono imbattuto nel lavoro di Benedetta Bonichi e in una sua intervista, che mi ha colpito per certe similitudini tra il mio approccio all’arte e il suo, nonché a certi suoi lavori che mi han ricordato le fotopitture.

Questi lavori, che vi presento nella galleria qui sotto, sono realizzati partendo dalla carta fotografica e utilizzando il corpo come mascherina a contatto. Il risultato era un’immagine in negativo molto evanescente, formata da pennellate in disordine, che veniva successivamente interpretata attraverso la pittura e il colore. La particolarità stava nelle dimensioni, essendo a grandezza naturale utilizzavo rotoli di carta in bianco e nero, e nella tecnica di sviluppo, perché non immergevo la carta nelle solite vasche ma sviluppavo l’immagine a pennello, dosando il movimento dove mi interessava e “sperando” di interferire in un modo proficuo con la casualità del processo chimico, che era infatti solo parzialmente controllabile. La carta era impressionata con torcie, candele, oggetti banali e semplici.
Una volta fissata l’immagine, quando essa era sufficientemente sedimentata nella mia memoria, passavo ad una fase attiva di interpretazione di ciò che era uscito, attraverso pochi o molti tratti di pittura. In quel periodo ero interessato ad approfondire la relazione tra corpo e spazio, tra suono e volume.

Questi lavori sono stati esposti in una mostra collettiva che ebbe un discreto successo di pubblico, se relazionato al luogo espositivo che era in provincia, e uno di loro venne selezionato ad un concorso e messo su un catalogo. Come al mio solito, non sto più di tanto a cercare di promuovere il mio lavoro, perché sono interessato più all’aspetto di ricerca che alla sua diffusione, anche se, ovvio, mi fa piacere quando riesco a far vedere le mie cose perché è comunque una necessità quasi metabolica, e il blog in questo senso rappresenta un buon modo di rendersi visibili.

Il discorso è per me per nulla concluso, anche se non ho più realizzato esperimenti con la carta fotografica. Sono passato ad esperimenti con la stampa digitale ma per ora a piccolo formato per problemi di studio. Per un apporto critico su questi lavori vi lascio ai testi critici.

“Foto dipinte raccontano storie di corpi fotografati da un pennello luminoso. Luce per la materia sensibile e materia per lo spirito. Alogenuri d’argento come pigmenti predefiniti e pigmenti colorati come post-definizione dell’immagine. Si tratta di pittura su carta fotografica in bianco e nero. Il mio corpo come mascherina racconta di meditazioni yoga, e il colore modifica l’immagine secondo i dettami sinestetici dati dalla meditazione.”

“Benché l’amore inizi là dove la bestialità finisce, la bestialità è così ben conservata nell’erotismo che le immagini tratte dall’animalità non cessano mai di essergli legate. Ma forse proprio per questo l’amore è sacro, come attività trasgressiva che si oppone al divieto , l’amore è vicenda divina, dove l’umano “eccede”, compie l’eccesso. (U. Galimberti, l’immaginario sessuale). Dal catalogo della Mostra Arte Eros – giovani artisti. A cura di Giorgio Auneddu e Riccarda Montenero.

Per Paolo Durandetto il corpo umano si perde nella notte dei tempi, abbandona la propria tridimensionalità per divenire pura essenza, materia spirituale da cui far nascere una nuova umanità. I lavori presentati da Durandetto sono stati realizzati unendo due tecniche: quella fotografica e quella pittorica. “Ho utilizzato il mio corpo – ci spiega l’artista – come mascherina a contatto sopra grandi fogli di carta fotografica”. Durandetto, nel buio della camera oscura, illuminata solo da una lampadina rossa, fa assumere al suo corpo posizioni yoga e con l’ausilio di lampade elettriche, candele e altre fonti luminose impressiona la carta che successivamente sviluppa a pennello, iniziando di fatto il processo “pittorico”. Le opere successivamente fissate e lasciate “decantare” subiscono l’intervento pittorico, vero e proprio, con colori acrilici, dove l’impronta fotografica del corpo viene smontata, sminuzzata, trattata concettualmente per dare vita ad un nuovo corpo “pensante”. Da questo procedimento nascono opere dal fascino dirompente come “Due Cavalli”, La Stanza”, o Switch on the green gloam” dalla gran forza espressiva. Per Durandetto il corpo assume una valenza esplorativa molto forte. Qui il corpo, in tutta la sua casualità espressiva, è ora danzatore, ora pensatore: non ha una forma originale ma contiene tutte le forme dell’universo, è in continua espansione, sempre diverso ogni volta, il corpo come corazza dalle infinite sfaccettature. Marcello Salvati sulla Mostra Corpo Omologato Ritrovato

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Dal catalogo della Mostra Arte Eros – giovani artisti. A cura di Giorgio Auneddu e Riccarda Montenero