Perché imparare ad autotestarsi

Corso di Autotest kinesiologico

In kinesiologia si eseguono dei test di valutazione che prendono in esame il tono muscolare di un determinato gruppo di leve e muscoli del corpo, in relazione ad un determinato situazione o elemento entro cui il sistema “cliente / operatore” entra in contatto. In termini più semplici il nostro corpo reagisce con un forza o debolazza ad una percezione, e l’operatore è in grado di valutare la reazione e interpretare la risposta del test utilizzando un gruppo di muscoli el nostro corpo. Braccia, gambe o dita delle mani sono per praticità gli indicatori più palesi di questa variazione del tono muscolare.

L’operatore che esegue il test e il ricevente al quale test si sottopone, creano un circuito elettrico chiuso che risponde in termini di frazioni di secondo ad una stimolazione. Con il test possiamo valutare appunto la debolezza o il rinforzo muscolare rispetto, come dicevo, ad una percezione. Che si stia pensando ad una situazione, ad uno stato d’animo, che si riviva ad occhi bassi un’esperienza, o ancora che si stia toccando una sostanza (ad esempio un cibo), ci stiamo sempre riferendo a quello che la persona sta percependo (anche rispetto al campo energetico di una sostanza).

Senza entrare nel merito delle accortezze e delle tecniche che fan si che la risposta al test non sia falsata dalle aspettative o da una scorretta interpretazione, possiamo dire che in generale questo tipi di test sono molto utili per capire che direzione prendere in termini preventivi, senza dover fare i conti con una situazione anomala già avvenuta, rispetto alla quale si dovrà correre ai ripari. Meglio evitare un cibo che ci porta in squilibrio piuttosto che testare quale rimedio è utile per risistemare le cose!

In parole povere testare noi stessi e gli altri ci permette di prevenire situazioni di disagio e malessere. Questo tipo di test possono essere realizzati anche da soli, utilizzando le proprie mani e affinando la propria percezione e consapevolezza del proprio corpo. L’autotest presenta il vantaggio di non richiedere un’altra persona per fare delle valutazioni, e lo svantaggio di incorrere più facilmente in falsi dati dalle aspettative che si possono avere rispetto alla domanda.

La scelta del cibo è indubbiamente una fattore istintuale, per il quale non servirebbe ricorrere ad un test valutativo. Per natura ci orienteremmo verso quello che sentiamo che ci dovrebbe fare bene in quel momento, lo azzanneremmo e tanti saluti. Nella realtà quotidiana purtroppo abbiamo a che fare con cibi fortemente mimentizzati da processi industriali che falsano la percezione fornendoci un’immagine distorta, più emozionale che reale, che promette cose anziché fornire nutrienti di base. Per questo risulta difficile a volte capire realmente se abbiamo bisogno di mangiare una cosa o no.

Tanto più il cibo è elaborato, tanto più aspettative emozionali crea e tanto più abbiamo bisogno del test. Al contrario più il cibo è come si presenta in natura, tanto più le emozioni sono semplici e tanto più siamo in grado di capire da soli se ci fa bene o no senza ricorrere a tanti test.
In realtà tanto più il cibo è eleborato, tanto più dovremmo lasciarlo lì dov’è. Il cibo deve darci energia, non togliercela.

Nel Corso di Autotest kinesiologico, l’obiettivo è di portare maggior consapevolezza alle persone, attraverso l’insegnamento di tecniche di testatura da utilizzare da soli.
Prendendo in considerazione diversi tipi di test con tante prove pratiche, si imparerà ad autotestarsi rispetto a svariati argomenti, con particolare riferimento al cibo.

Si tratta di imparare con la pratica un metodo, che potrà poi essere applicato ad ogni campo in base alle esigenze di ognuno.

Con il test posso infatti valutare:

la mia propensione a voler fare o non fare una cosa;
la mia reazione ad un pensiero o ad un avvenimento;
la reazione del mio corpo ad un cibo o ad una bevanda;
le mie necessità in termini di quantità e qualità;
quale rimedio prendere, quanto e quando prenderlo;

e molto altro.

Vento di Sambuco: suoni per il rilassamento con il suono

Campane a vento col sambuco

Campane a vento col sambuco: un suono leggero e potente.

In questi giorni di novembre si potrebbe raccogliere il legno di sambuco per fare i manici per gli attrezzi agricoli.

(Vi rimando a questo articolo per la realizzazione dei manici: http://verycountrypeople.blogspot.it/2012/09/legno-di-sambuco-ideale-per-fare-i.html )

Io invece l’ho raccolto per realizzare della campane a vento. Si può sfruttare il potenziale acustico di questo legno. Infatti i rami di sambuco sono caratterizzati dall’avere al centro un midollo molto leggero e spugnoso. Rimuovendolo, si ottiene in pratica un tubo di legno. Ho realizzato degli strumenti che utilizzo durante i rilassamenti sonori. Per scoprire i suoni di questa magica pianta dalle mille proprietà, non ti resta che venire a provare un rilassamento sonoro. Il suono è secco ma ovattato, puntiforme, arboreo ma non fibroso. Sembra provenire da dietro una cortina, come se arrivasse dall’aldilà.

Campane a vento col sambuco

Applausi Sospesi – scultura aerea per il riequilibrio

Applausi Sospesi

Applausi sospesi è una scultura e uno strumento musicale. Quest’estate ho realizzato delle forme in terracotta che ho chiamato “Applausi Sospesi”. Sono lo spazio vuoto che rimane fra le mani quando si battono per applaudire. Sospesi perché rimangono sospesi a dei fili che gli permettono di suonare. “Sospeso” indica anche quel particolare momento di vuoto che precede lo scroscio degli applausi. Un istante carico di energia prima che si scatenino un mare di frequenze benefiche per tutti gli ascoltatori ma che faranno immaginare scenari di successo a chi li riceve.

La terracotta è terra cotta dal fuoco, con l’aria, da cui l’acqua evapora per lasciare lo spazio ad un suono unico, fatto di aria e metallo.

Trttamento vibrazionale col suono

Questi strumenti, con le sue frequenze uniche, sono parte del set che utilizzo nel trattamento sonoro individuale e di gruppo.

Applausi Sospesi

Il Sistro per il riequilibrio e i Cinque Elementi

Il Sistro per il riequilibrio e i Cinque Elementi

Il Sistro per il riequilibrio e i Cinque Elementi

In Egitto il sistro era uno strumento sacro. Forse presente nel culto di Bastet, è stato utilizzato in danze e cerimonie religiose e simboleggia la danza, la gioia e la festa. Nel culto della dea Hathor, con la forma a U della maniglia del sistro, viene visto come simile al volto e le corna della dea mucca. Iside nel suo ruolo di madre e creatrice è stata raffigurata in possesso di un secchio che simboleggia l’inondazione del Nilo in una mano e un sistro nell’altra. Anche La dea Bast è spesso raffigurata in possesso di un sistro. http://www.wikiwand.com/en/Sistrum

Il Sistro per il riequilibrio e i Cinque Elementi

 

Rilassamento sonoro nel bosco

Sabato 20 agosto 2016 propongo una giornata di rilassamento nei boschi intorno al Rifugio Amprimo, a Pian Cervetto (TO).

Ecco il programma:

– ore 9:00 – ritrovo in piazza a San Giorio;
– Tragitto in macchina di circa 30 minuti per raggiungere il parcheggio per il sentiero per il rifugio Amprimo;
– breve camminata per raggiungere il rifugio (15 min. circa);
– Presentazione della giornata e rilassamento per aumentare la percezione dei sensi;
– Pranzo leggero al sacco*, Svago e relax.
– ore 14:00 – Trattamento sonoro di gruppo con i suoni della natura;
– ore 16:00 – Vocalizzazioni con i suoni di riequilibrio;
– ore 17:00 – rientro libero;

* (possibilità di prenotare pranzo/cena/pernottamento presso il rifugio Amprimo, tel. 012249353).

È possibile partecipare anche solo alla seconda parte della giornata;

Per informazioni: 339 4143295

Rilassamento

Stampa sinestetica linoleografica

Laham looum: stampa sinestetica linoleografica.

Laham looum è una nuova stampa linoleografica e il titolo sono le lettere che mi suggeriscono questi colori e queste forme. Una forma-suggestione del dormiveglia. Questo lavoro presenta due campi di colore con le diagonali di costruzione.
È un linoleografia a due colori sovrapposti ed un campo è l’opposto dell’altro.
Blu e giallo sotto a sinistra, blu e giallo in alto a destra.

È un lavoro che riguarda il mondo della sinestesia e esplora come le sovrapposizioni di colore possono dialogare con lo spettatore dal punto di vista visivo, uditivo e cinestetico.

Questo lavoro è stampato su carta Hahnemuhle di bambù in 10 copie numerate, firmata e timbrata con il timbro a secco del mio laboratorio.

Disponibile su Artfinder.
cm. 32,5 x 25 per la carta (carta bambù hahnemuhle)
cm. 23 x 20 per l’immagine.
tirata in 10 copie.
Disponibile su Artfinder

Linoleografia a Riduzione

Tra le tecniche di di creazione di un elaborato artistico riproducibile, la linoleografia (linocut) è un processo di stampa a rilievo. In essa vi è una particolare modalità di esecuzione per stampe a più colori denominata “a riduzione”, (reduction print). In sostanza invece che utilizzare una matrice per ogni colore, si utilizza la stessa matrice per stampare tutti i colori necessari, eliminando di volta in volta dalla lastra di linoleum le parti non più necessarie.

Questo implica una serie di fattori che risultano determinanti nel processo di stampa:

  • la matrice va perduta, (si “riduce”, appunto);
  • è necessario quindi determinare a priori il numero di copie, in quanto non sarà più possibile riprodurre nuovamente il lavoro, (se non l’ultimo passaggio);
  • la sequenza di stampa va determinata perfettamente a priori, facendo un percorso a ritroso che inizia ad esempio dai massimi chiari ai massimi scuri.
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Bosco di Larici, cm. 42 x 28, tirata in 8 copie. Disponibile su Etsy e Art Finder.

Nella prima sessione di stampa avrò quindi più superficie da inchiostrare rispetto a tutte quelle che si susseguiranno, fino a quando avrò terminato il mio lavoro ( che potrebbe corrispondere all’avere una matrice quasi del tutto intagliata).

Tutto quello che eliminerò dalla matrice non lascerà intravedere il colore sottostante, mentre tutto quello che lascerò al suo posto coprirà quello che c’è sotto, quindi nel caso in cui, nella prima stampa dovessi intagliare la lastra, quello che vedrò sarà il colore della carta pulita che ho scelto per la mia tiratura. Quindi nel caso in cui non volessi vedere i “bianchi” della carta, dovrò prima di tutto stampare la lastra piena, senza intagli, per creare un fondino del colore che desidero.

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Stampa a riduzione stampata con un fondino preliminare. Stanza dei segni, 2015, sei copie. Cm. 20 x 16 su carta artistica Fabriano di cm. 28 x 19.

Nella stampa qui sopra ho stampato un fondino di un grigio caldo, non sono quindi presenti parti di carta “scoperta”. Nell’immagine del bosco di larici, invece, i massimi chiari della luce che filtra tra i rami sono dati dal bianco della carta.

Utilizzando un software di pittura digitale a livelli, è possibile simulare il lavoro e le varie fasi di stampa viste separatamente. Personalmente mi piace darmi la possibilità di sfruttare la tecnologia per semplificarmi la vita, e dipingere su Ipad è utilissimo e crea un processo di ibridazione digitale – analogico e ritorno davvero interessante.

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Bozza digitale su Procreate

bozza-reductionOvviamente nulla toglie che il processo sia studiato su carta, l’importante è avere tutto sotto controllo. Qui a fianco lo studio per “Moontone”. la domanda da porsi mentre si procede è “cosa voglio che sia visibile?” e ciò che voglio che sia visibile deve rimanere al suo posto.

Qui sotto vediamo la lastra del lavoro “Stanza di Segni” che si è ridotta fino all’ultimo passaggio e i passaggi di stampa che si sono susseguiti, con il primo fondino.

 

 

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Si tratta di una tecnica affascinate e rappresenta una bella sfida, perché il risultato richiede davvero un sforzo di pianificazione notevole (che è comunque tipico di ogni tecnica di stampa). Del resto per gli amanti della stampa d’arte che amano perdersi nel mondo dei segni stampati, i particolari che si creano sono davvero incredibili. Qui il grigio caldo è il punto più lontano e il bianco quello più vicino al nostro occhio. Il rosso a me da l’impressione di circondare il blu, mentre ho l’impressione che il grigio caldo sia arrivato dopo. In realtà è il fondino.

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